MOBILITAZIONE per il diritto all’aborto Dichiarazione congiunta di Componenti del Parlamento europeo

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Leggiamo sulla rete che “Questa mattina al Parlamento europeo è stata lanciata la dichiarazione congiunta sul diritto all’aborto presentata da quattro gruppi politici: S & D socialisti, liberali ALDE, GUE e verdi. Una mobilitazione per i diritti delle donne ‪#‎AllofUs‬. Il mio corpo, la mia scelta, il mio diritto.”

Questo il testo della mobilitazione:

TUTTI NOI

MOBILITAZIONE per il diritto all’aborto
Dichiarazione congiunta di Componenti del Parlamento europeo

Noi, sottoscritti, Membri del Parlamento Europeo, impegnati nei valori dell’UE della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, dichiariamo che:

TUTTI NOI crediamo che le donne possano essere veramente uguali agli uomini se a loro è dato il controllo sulla loro sessualità, sui loro corpi e salute.

TUTTI NOI siamo preoccupati per i recenti sviluppi e le iniziative volte a introdurre politiche regressive che limitano le donne nell’accesso ad aborti sicuri e legali;

TUTTI NOI notiamo con grande preoccupazione che 25 dei 28 Stati membri dell’UE hanno oggi leggi progressive sull’aborto ma, nonostante l’aborto sia legale, l’accesso ad esso rimane largamente non disponibile a causa dell’abuso dell’obiezione di coscienza o di interpretazioni eccessivamente restrittive dei limiti esistenti;

TUTTI NOI crediamo che, un anno dopo il tentativo del governo spagnolo di limitare l’accesso all’aborto e il successo della campagna dell’opposizione che ha portato al ritiro della proposta,
in un momento in cui le donne di tutta Europa continuano la loro lotta per il diritto di accesso all’aborto legale e sicuro, sia necessario MOBILITARSI a supporto dei diritti e della libertà di scelta;

TUTTI NOI notiamo che le iniziative restrittive di tale libertà provengono quasi esclusivamente da organizzazioni religiose ultra conservatrici, che danno priorità a credenze religiose poste oltre la vita delle donne, la loro scelta riproduttiva, libertà e dignità;

TUTTI NOI vogliamo vedere possibile la pratica dell’aborto e siamo convinti che l’unico modo per ridurre le gravidanze non desiderate, che spesso conducono all’ aborto, sia dare una buona educazione alla sessualità e avere accesso ad una contraccezione moderna, nonché il rispetto del diritto delle donne alla libera scelta;

TUTTI NOI sappiamo che regimi di aborto molto restrittivi non equivalgono ad abbassare i tassi di aborto e che le donne hanno sempre avuto e continueranno ad avere aborti;

TUTTI NOI non distogliamo lo sguardo dalla verità che, quando le donne si vedono negare l’accesso ai servizi relativi all’aborto, si recheranno in un luogo sicuro e legale in cui l’aborto è disponibile, o si procureranno aborti a rischio;

TUTTI NOI ricordiamo come gli aborti non sicuri siano una importante causa di mortalità femminile nei paesi sviluppati e teniamo conto del 16% dei decessi, o di 47.000 morti ogni anno, o più di 5 donne che ogni ora muoiono di aborti non sicuri;

TUTTI NOI apprezziamo l’impegno EG per erogare nel prossimo futuro 100.000.000 € in aiuti annuali allo sviluppo e la protezione dei diritti riproduttivi delle donne, compreso il finziamento ai servizi di aborto sicuro nei paesi in cui è legale;

TUTTI NOI vogliamo assicurare la salute sessuale e riproduttiva delle donne e i suoi diritti all’interno e all’esterno dell’Unione europea e vogliamo che essi non siano ostacolati da propagande contrarie alla libertà di scelta;

TUTTI NOI impegniamo il Parlamento europeo al supporto del diritto di accesso sicuro e legale all’aborto in tutto il mondo.
FIRMATARI:

Iraxte Garcia Perez, PSOE /S & D, Spagna,

Sophie in’t Veld, D66/ ALDE, Paesi Bassi,

Marie Arena PS /S & D, Belgio,

Malin Björk, Vänsterpartiet/GUE-NGL,Svezia,

Ernest Urtasun, Catalunya Verds /verdura-EFA, Spagna

 

ALL OF US – MOBILISING FOR ABORTION RIGHTS

Joint declaration of Members of the European Parliament

We, the undersigned, Members of the European Parliament, committed to the EU values of human dignity, freedom, democracy, equality, the rule of law and the respect for human rights, declare that:

ALL OF US believe that women can only be truly equal to men if they are given control over their sexuality, bodies and health.

ALL OF US are concerned about the recent developments and initiatives aimed at introducing regressive policies restricting women’s access to safe and legal abortions;

ALL OF US note with great concern that 25 out of 28 EU member states today have progressive abortion laws but in spite of abortion being legal, access to abortion remains widely unavailable, through the abuse of conscientious objection or overly restrictive interpretations of existing limits;

ALL OF US believe that one year after the Spanish Government’s attempt to restrict access to abortions and the successful opposition campaign leading to the withdrawal of the proposal, and at a time when women all over Europe continue their combat for the right to access to safe and legal abortions, it is necessary to mobilise support for rights and freedom of choice;

ALL OF US note that restrictive anti-choice initiatives originate almost exclusively in ultra- conservative religious organisations who prioritise religious beliefs over women’s lives, reproductive choice, liberty and dignity;

ALL OF US want to see the need for an abortion being as low as possible and are convinced that the only way to reduce unwanted pregnancies, often leading to abortion, is through the provision of good quality sexuality education, the availability of modern contraception and respecting women’s rights and free choice;

ALL OF US know that highly restrictive abortion regimes do not equate to lower abortion rates and that women have always had –and will continue to have- abortions;

ALL OF US do not look away from the truth that when women are denied access to abortion services, they will either travel to a place where safe and legal abortion is available, or procure an unsafe abortion;

ALL OF US recall that unsafe abortions are a significant cause of maternal mortality in developing countries and account for 16% of deaths, or 47,000 deaths each year, or more than 5 women per hour who die of unsafe abortions;

ALL OF US highly value the EUs commitment to spend approximately 100 million euro in EU development aid each year to protect maternal and reproductive health and rights, including funding safe abortion services in countries where abortion is legal;

ALL OF US want to secure women’s sexual and reproductive health and rights within and outside the EU and not be hampered by anti-choice propaganda;

ALL OF US will work in the European Parliament and beyond to mobilise support for the right to access safe and legal abortion around the world.

SIGNATORIES:

Iraxte Garcia Perez, PSOE/S&D, Spain, Sophie in’t Veld, D66/ALDE, The Netherlands Marie Arena PS/S&D, Belgium, Malin Björk, Vänsterpartiet/GUE-NGL, Sweden, Ernest Urtasun, Catalunya Verds/Greens-EFA, Spain

 

 

Buon 2015 a tutte.

WAE 2014

Nel 2014 ci siamo incontrate nelle strade e nelle piazze  di tutta Europa.
In Spagna le femministe hanno lottato senza tregua, giorno dopo giorno, ottenendo il ritiro della controriforma sull’aborto e le dimissioni del Ministro Gallardon. A loro dedichiamo questa fine dell’anno e con questa immagine che ne fotografa alcuni momenti significativi vi auguriamo un buon anno nuovo.

Violenza domestica e autonomia economica: le misure concrete di Spagna e Venezuela

L’autonomia economica è indispensabile nei percorsi di uscita dalla violenza domestica.
In Spagna dal  2004 è in vigore una legge che dedica un intero capitolo alla questione.
In Venezuela Ban­mu­jer,  la Banca di svi­luppo delle donne, sostiene progetti di autopromozione sociale.

… La violenza economica è quella di cui si parla meno, ma ha una relazione molto forte con la possibilità delle donne, percepita e reale, di uscire da una relazione violenta. La maggior parte delle violenze avvengono in famiglia e sono perpetuate da un uomo da cui le vittime sono o sono diventate economicamente dipendenti.  Non avere risorse per mantenere se stesse e, in molti casi, anche i propri figli, è uno dei fattori che ricacciano le donne sotto il dominio di un uomo violento. Da un punto di vista delle politiche, intervenire con un sostegno economico per le vittime potrebbe avere degli effetti molto immediati e concreti nel garantire alle donne la possibilità di pensare e agire la propria fuoriuscita dalla violenza.

Nel 2004 il governo spagnolo ha varato una legge organica di protezione dalla violenza di genere. La legge affronta diversi aspetti della violenza e sono tutti accompagnati da misure concrete: dalla prevenzione, all’obbligo alla formazione del personale scolastico, al sostegno ai centri antiviolenza, tra queste. Un intero capitolo è dedicato al diritto economico e lavorativo delle donne che hanno subito violenza. Le donne che hanno denunciato un uomo violento o che sono state riconosciute vittime di violenza da un pubblico ministero possono chiedere e ottenere la sospensione con reintegro obbligatorio del loro contratto di lavoro per un massimo di sei mesi, in questo caso, come con la maternità, è lo Stato a farsi carico delle spese. Si può anche chiedere il trasferimento presso altra sede per motivi di sicurezza.  Inoltre le lavoratrici dipendenti vittime di violenza hanno diritto a flessibilità di orario (con relativa diminuzione dello stipendio) e ai permessi necessari per affrontare il proprio percorso di fuoriuscita dalla violenza. Infine, è vietato per legge licenziare una donna vittima di violenza e se è la donna a doversi licenziare mentre segue un percorso di fuoriuscita dalla violenza avrà diritto alla disoccupazione come se fosse stata licenziata.

Le lavoratrici autonome vittime di violenza, hanno diritto alla sospensione dalla tassazione fino a un massimo di sei mesi nel caso in cui sospendano la propria attività. E hanno diritto a recedere tutti i contratti in atto senza penale. Le donne che invece si trovano in uno stato di disoccupazione hanno diritto a una corsia preferenziale e personalizzata di formazione e reinserimento lavorativo accompagnata da un sistema di sussidi e aiuti economici:

– Incentivi per favorire l’inizio di un’attività in proprio

– Incentivi per le imprese che assumono donne vittime di violenza di genere

– Aiuto economico per favorire la mobilità geografica

– Corsia preferenziale per l’assegnazione di alloggi popolari

– Incentivi per compensare la disparità salariale

– Protocolli con le imprese per facilitare l’assunzione di donne vittime di violenza

A queste forme di sostegno si aggiunge il “reddito attivo di inserimento lavorativo” per cui le donne che intraprendono un percorso assistito di inserimento lavorativo godono di un sussidio che va dai sei ai dodici mesi che diventano diciotto-ventiquattro in caso di invalidità della donna o di un familiare a carico. Trovare un lavoro non è semplice, possono essere vittime di violenza donne non più giovani o senza competenze specifiche, in questo caso è previsto un sussidio economico extra che le aiuti a far fronte a un percorso di autonomia che sarà più lungo.
… “
continua a leggere qui: http://www.ingenere.it/articoli/libere-di-andare-misure-economiche-le-vittime

“La violenza con­tro la donna attra­versa tutti gli strati sociali,se una donna è vul­ne­ra­bile dal punto di vista eco­no­mico, se dipende dal marito o dal com­pa­gno per il sosten­ta­mento è natu­ral­mente più espo­sta alla vio­lenza. In Vene­zuela la legge con­tem­pla 19 tipo­lo­gie di vio­lenza di genere, una delle più serie è la vio­lenza patri­mo­niale», dice al mani­fe­sto Eneida Castillo, una delle fon­da­trici di Ban­mu­jer, in Vene­zuela: la Banca di svi­luppo delle donne — spiega la diri­gente — creata dalle donne l’8 marzo del 2001 e con­fer­mata da Hugo Cha­vez con una legge abi­li­tante subito dopo».

Un pro­getto di auto­pro­mo­zione sociale rivolto alle donne delle comu­nità «affin­ché si uni­scano e creino pro­getti socio­pro­dut­tivi a seconda delle loro pas­sioni ed esi­genze, con­tri­bui­scano alla pro­du­zione sociale ma anche a mol­ti­pli­care la coscienza poli­tica, l’autonomia e il lavoro col­let­tivo». Un per­corso com­piuto insieme al Mini­stero per il potere popo­lare per l’Uguaglianza e di genere, che ampli­fica anche in que­sti giorni le ini­zia­tive di Ban­mu­jer durante la cam­pa­gna «Chi ama non mal­tratta», che si svolge in tutto il paese.

«In que­sti anni — dice Eneida — abbiamo ero­gato 500 cre­diti per pro­getti di mani­fat­tura, com­mer­cio, ser­vizi, 6.500 per pro­getti agrari, 403 rivolti alle nostre sorelle indi­gene, 403 alle afro­di­scen­denti, 425 alle diver­sa­mente abili, 9 alle donne pri­vate di libertà, in col­la­bo­ra­zione con il mini­stero delle Car­ceri. E a un certo punto, abbiamo anche dovuto far fronte alle pro­te­ste degli uomini, esau­to­rati dal loro con­sueto potere».

 …”
Continua a leggere qui: http://ilmanifesto.info/banmujer-uno-strumento-fondamentale-per-lautonomia-e-la-liberta-femminile/

 

Vittorie femministe.

Vittorie femministe.

Tere Maldonado appartiene al gruppo femminista  feministAlde! di Bilbao.

Mercoledì 5 novembre 2014

Come tutti sanno, negli ultimi tempi, noi femministe possiamo dichiararci piuttosto contente. Abbiamo dei motivi per esserlo. Dopo molto tempo siamo finalmente riuscite ad ottenere una vittoria concreta e piena. Dico concreta perché molte volte abbiamo ottenuto cose più modeste o eteree, meno tangibili, più difficili da quantificare come successi.

Alcuni media hanno insistito, quasi a voler smorzare la festa,  che il ritiro del disegno di legge Gallardón avesse un’impronta elettorale. Beh, questo non può essere negato: è stata una decisione assolutamente calcolata in termini di opportunità elettorale. Ciò che è meno chiaro è il motivo della gioia delle femministe. Per noi è veramente una buona notizia vedere che la nostra società attuale nello stato spagnolo non vede di buon occhio il retrocedere dei diritti delle donne e che una legislazione che pretende di annullare la capacità di decisione delle donne sul proprio corpo non abbia riscontro sociale.

E questa è una delle nostre vittorie meno concrete. Quando il movimento femminista ha cominciato 40 anni fa la propria lotta per il diritto all’aborto, non era un’idea condivisa da una maggioranza sociale. Ma nel corso degli anni, noi femministe siamo state per le strade, abbiamo partecipato a dibattiti pubblici, abbiamo messo sul tavolo ragioni e dati, abbiamo discusso con chi era contrario alla scelta, e a poco a poco abbiamo ottenuto quel che a volta ottengono i movimenti sociali critici: in primo luogo discutere e quindi modificare i consensi sociali prestabiliti. Così come abbiamo fatto in altre occasioni, così come fecero le nostre nonne suffragette sui diritti civili e politici delle donne, superando tutti gli ostacoli e le ostilità di quel momento, che non erano poche. Come? Lottando insieme. La lotta femminista deve svolgersi per le strade per protestare, fare performance, graffiti, banner, flash mob, ma anche strutturare le nostre proposte, metterle per iscritto, discuterle tra di noi, sostenerle, metterle a punto, pubblicizzarle. Così si costruisce il pensiero femminista, prodotto di un colossale lavoro collettivo.

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In questo modo abbiamo ottenuto una vittoria molto concreta (il ritiro di un progetto di Legge infame e anche le dimissioni di un ministro ), ma questo risulta meno identificabile rispetto al modificare l’opinione pubblica maggioritaria.

E non è poco, in questi tempi terribili, nei quali ci sono così tanti fronti aperti ai quali far fronte e per i quali la gente ha molti motivi per uscire per strada a protestare e rivendicare ogni giorno, ogni minuto. Non è stato facile, non dimentichiamo le limitate risorse a disposizione del MF; senza alcun finanziamento, siamo riuscite a fronteggiare la repressione del governo spagnolo su base di pura militanza, circondate da ostacoli abbiamo mantenuto la presenza del discorso femminista contro ogni previsione. Abbiamo dovuto pensare a modi per ottenere un appoggio dai media, concordare azioni con altri attori sociali, per far fronte alle atrocità che si propagano inesorabilmente dai no-choice. Inoltre, a differenza dei no-chioce, che si dedicano a tempo pieno a ripetere fino alla nausea che l’aborto è un assassinio, noi femministe siamo gente che si dedica a moltissimi altri problemi e questioni.

Eppure, nonostante tutte le risorse a loro disposizione (dei no-choice), sempre meno gente ogni volta accetta l’approccio dei no-choice . Oltre le sensibilità, la maggior parte delle persone inizia a capire che l’aborto non può essere paragonato a un omicidio o genocidio, come i no-choice insistono senza sosta a ripetere. Quelle barbarie, per fortuna, non godono di alcuna approvazione sociale. La loro fraudolenta auto-designazione come ‘pro-life’ (sic) è stata completamente smascherata e messa in discussione: andiamo, nessuno potrà più crederci. La truffa (mal chiamata “crisi”) per la quale soffriamo ha dato loro mille opportunità per mostrare il loro appoggio alla “vita” e, per chiunque avesse ancora dubbi in proposito, i no-choice hanno chiaramente detto che la loro crociata è, in ogni caso, a favore di gameti, embrioni e feti, e non in favore della “vita”.

Esistono e continueranno ad esistere disaccordi e dibattito sociale sull’aborto, ma il terreno di scontro si è spostato. E si è spostato a nostro favore. C’è da pensare che che perfino il PP si sia incorporato a questo nuovo consenso sociale. Come interpretare altrimenti, il fatto che pur avendo la maggioranza assoluta in parlamento spagnolo, non siano riusciti a portare avanti la proposta Gallardón? Su altre questioni hanno avuto anche tutto l’universo contro di loro, ma hanno tirato la maggioranza parlamentare per imporre il loro punto di vista, come nel caso di LOMCE. Per una volta nella mia vita sono d’accordo con i vescovi monsignori: la questione dell’aborto non è per il PP una questione di principio, non è qualcosa di indiscutibile e intoccabile. Si può dedurre, quindi, che per il PP l’aborto non sia un omicidio. Indubbiamente ci sarà qualcuno nelle loro fila a cui non parrà una cosa buona, che non sarà d’accordo. Va bene, si discuterà. Ma per favore, non tornare a dire che non è una cosa buona perché l’aborto è l’uccisione di un innocente. Se si crede davvero che l’aborto sia un omicidio perché non hanno legiferato per impedirlo? Nessun può credere questo, nessuno può credere che sia davvero un assassinio. O meglio, lo crede solo una piccola minoranza sociale guidata dai vescovi cattolici (deve essere assai esigua, dati i calcoli elettorali fatti dallo stesso PP). Infine, un’altra opzione interpretativa che non dobbiamo scartare: il PP rinuncia ai principi etici in favore dell’interesse e del calcolo elettorale (vale a dire, non ci sono principi). In altre parole: è in grado di agire senza scrupoli per convenienza. Non sarebbe la prima volta.

Ma nel dibattito sociale sull’aborto i limiti, insisto a dirlo ancora una volta, sono stati modificati. Dovrebbe essere molto difficile in futuro ottenere qualcosa di simile a ciò che pretendeva Gallardón (Dico “dovrebbe” perché naturalmente, nessuna di noi si fida: nessuna conquista sociale è per sempre, ma dobbiamo sempre difenderla). Naturalmente, per noi non è sufficiente che la maggior parte delle persone non accettino che l’aborto sia un omicidio, così come non è sufficiente la legge. Continueremo a diffondere il nostro approccio e il ragionamento. Ma dobbiamo essere chiare sul fatto che abbiamo compiuto passi coraggiosi in avanti. Abbiamo guadagnato terreno.

Certo è che noi femministe abbiamo molto lavoro da fare. Siamo in molte (non solo lesbiche e/o  in menopausa) ad essere contente di poterci finalmente fermare un po’ sull’aborto (solo un po’ perché non siamo soddisfatte di quello che abbiamo qui e perché non possiamo dimenticarci – per esempio – delle 17 del Salvador). E ci rallegriamo perché abbiamo abbiamo l’agenda piena rivendicazioni fondamentali e urgenti. Qualcuno ha detto che il femminismo ha cambiato completamente l’aspetto del nostro mondo. Sì, è vero. Ma trattandosi di un work in progress, dobbiamo continuare su questa strada. Costruendo (insieme ad altra gente) un mondo migliore, più giusto, più bello.  C’è molto lavoro ancora da fare.  Ma di tanto in tanto, come in questo caso, abbiamo motivo di festeggiare le nostre vittorie.

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Fonte: http://www.feministas.org/victorias-feministas.html

Manifestazioni in tutto il mondo davanti alle ambasciate irlandesi. Never again: perché la morte di Savita non sia invano.

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Questa giornata segnerà il secondo anniversario della morte di Savita Halappanavar morta di setticemia in Irlanda nel 2012 perché le hanno negato un’interruzione di gravidanza alla 17esima settimana, spiegandole che «questo è un paese cattolico». A partire dalle 12 ci saranno proteste davanti alle ambasciate e Consolati irlandesi di tutto il mondo in supporto al referendum per abrogare l’8 ° emendamento (divieto costituzionale di aborto in Irlanda).
A Dublino e Galway e Berlino la sera ci saranno veglie di commemorazione.
Le proteste seguite alla morte di Savita hanno portato all’introduzione della possibilità di aborto in caso di rischio per la vita ma le norme introdotte non sono sufficienti: questa estate infatti una giovane donna di 18 anni, rimasta incinta a seguito di uno stupro, è stata spinta (contro la sua volontà) a far nascere il bambino con un taglio cesareo a 25 settimane di gravidanza.
Il nuovo grave episodio ha riacceso le proteste. Oggi le irlandesi chiedono l’abolizione dell’articolo 8 della Costituzione che vieta l’aborto e una nuova legge per l’aborto libero, gratuito e sicuro. “Due anni dopo, NONOSTANTE il grande desiderio di cambiamento dal basso, abbiamo visto alcun progresso. Unitevi a questa Giornata Internazionale di Azione – abbiamo bisogno di esercitare una pressione enorme sul governo irlandese e abbiamo bisogno del vostro aiuto per imporre un cambiamento. Questo governo deve concedere il diritto di referendum, secondo i desideri della maggioranza della popolazione in Irlanda.”
APPUNTAMENTI:
Irish Embassy London 13:00 28 ottobre
Irish Embassy Stoccolma 28 ott 16:00
Irish Embassy Bruxelles 28 ottobre 18:30
Irish Embassy Ottawa 28 ott 16:00
Porta di Brandeburgo di Berlino 28 ottobre 17:00
Irish Embassy Tel Aviv alle ore 18.00 28 ottobre
Irish Embassy Roma alle 15:00 24 ottobre
Municipio Bangalore, India alle 17:00 28 ottobre
Melbourne GPO on Bourke St. alle 17:30 28 ottobre
Irlandese Consolato di New York 16:00 28 ottobre
Irish Consolato Boston 28 ott 12:00
Irish Embassy Atene 12:00 29 ottobre
Irish Embassy Nicosia 12:00 29 ottobre
http://rosa.ie/event/international-day-action-abortion-rights-ireland/
https://www.facebook.com/events/601517706644222/?ref_newsfeed_story_type=regular

Rileeggi anche QUIQUIQUI

 

#vagadetotes: le donne cominciano a fermare il mondo da Barcellona

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Il 22 ottobre è stato il primo giorno di #VagaDeTotes. Dopo numerose assemblee nelle piazze e la stesura di un manifesto politico, le manifestanti, femministe e donne di diverse provenienze e differenti per età, si sono mobilitate fin dalla mattina presto realizzando blocchi del traffico in diversi punti della città. La giornata di mobilitazione, ricca di perfomance e azioni mirate, si e’ conclusa con una manifestazione unitaria in Pl. Catalunya alle 19.

Il loro prossimo obiettivo è uno sciopero generale indetto dalle donne e che rappresenti le donne.

Non si tratta di uno sciopero come gli altri. Date le diverse misure politiche e l’attacco legale, sociale ed economico sempre più gravi contro i diritti, la dignità e la libertà,  si vogliono riappropriare dello sciopero come strumento di lotta, recuperando la tradizione che ha visto le donne avere ruoli chiave in scioperi e sommosse storiche. “Cosa vuol dire per noi riappropriarsi dello sciopero come strumento di lotta? Significa, in primo luogo, che la modalità di scioperi generali degli ultimi anni non è utile, in quanto si limita ai dipendenti impegnati nel mercato del lavoro salariato riconosciuto, escludendo molte persone e molti posti di lavoro. L’iniziativa si propone di colpire il mondo produttivo, sì, ma soprattutto di superare i modelli androcentrici classici per essere utile a tutte le persone e a tutto il mondo del lavoro: produttivo, riproduttivo, domestico, sessuale, formale o sommerso. Uno sciopero dei consumatori, uno sciopero della cura, uno sciopero di disobbedienza civile, in breve, uno sciopero di tutte”, si legge nel loro blog.

QUI SI PUO’ LEGGERE IL MANIFESTO POLITICO (en. fr, eng) al quale si può aderire.

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QUI il materiale grafico e le foto della giornata

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.Le donne cominciano a fermare il mondo da Barcellona

 Fonte: eldiario.es

Lo sciopero di tutte, una mobilitazione dal nome “Noi donne muoviamo il mondo, fermiamolo!”. Culmina a Barcelona in una manifestazione di massa per denunciare che le donne sono quelle che maggiormente soffrono gli effetti della crisi. La giornata di protesta è stata piena di azioni tra le quali è in evidenza l’occupazione del Circolo Economia da parte di decine di femministe per denunciare i suoi legami con l’Associazione di Imprenditori presieduto da Monica Oriol Pau Rodriguez.

Se le donne si muovono il mondo, lo possono anche fermare.

Sulla base di questa logica centinaia di donne giovedì hanno sostenuto “lo sciopero di tutte”, una giornata piena di azioni per rivendicare i diritti delle donne e dei diversi fronti di lotta femminista che hanno avuto il loro culmine in una manifestazione di massa per le strade del centro di Barcellona. “Siamo stanche delle politiche sociali, economiche e legali che minano in modo sempre più grave i nostri diritti e la nostra dignità“, proclama il loro manifesto, redatto dopo un processo di quasi un anno di incontri di gruppi femministi una mobilitazione che è stato molto più di un semplice sciopero generale che, loro dicono, è troppo legato al concetto di lavoratore di sesso maschile, con problemi spesso diversi dai problemi delle donne. “Siamo quelle che soffrono di più gli effetti della crisi: tagli in ambito sanitario ed educativo sono quelli che maggiormente di pregiudicano, perché siamo noi donne che tendiamo a prenderci cura dei nostri cari,piccoli o grandi che siano”, si lamenta Laura Lozano attivista femminista, mentre la manifestazione avanzava da Plaza Catalunya fino alla Gran Via. “Facendo lavori molto diversi tra loro molto mal pagati”, ha spiegato Laura, “non si riesce a partecipare a scioperi generali, ritenendoche un giorno come oggi sia imprescindibile per dare visibilità a tutti i problemi delle donne. “C’è vita oltre la riforma dell’aborto” sentenziava, quando la protesta raggiungeva già Calle Diputaciòn. Ed è al di là della riforma guidata dal ministro dimissionario Alberto Ruiz Gallardón, ora temporaneamente “parcheggiata” dal governo stesso, che la rivendicazione dei collettivi femministi vuole mettere l’accento su molte altre politiche che incidono negativamente sulle donne. “Vogliamo uno sciopero politico, creativo, che vada al di là dello sciopero produttivo,” spiega il manifesto che nasce dalle denunce contro la violenza di genere (35 donne uccise da questo flagello, o la riduzione del patrimonio netto di bilancio 2014, fino al rifiuto della legge sull’immigrazione – “che ci condanna al lvoro sommerso ed al razzismo ” )recita il manifesto e alla riforma del lavoro. Quest’ultima aumenta,di questo si lamentano, le disuguaglianze che già colpiscono le donne. Tuttavia, la giornata è stata un continuo di azioni principalmente concentrate a Barcellona, con blocchi stradali dalle prime ore del mattino, alcune interruzioni ddi lezioni universitarie e di apertura più spazi di discussione. L’azione più eclatante è stata forse l’occupazione da parte di decine di femministe del Circolo dell’ Economia per denunciare il suo legame con il Circolo degli Impresari, organizzazione guidata da Monica Oriol, autrice delle dichiarazioni controverse secondo le quali che l’assunzione di donne tra i 25 e 45 potrebbe essere un problema perché queste donne potrebbero rimanere incinte. Anche se la giornata ha visto il proprio punto focale con la manifestazione attraverso le vie del centro di Barcellona, l’obiettivo della mobilitazione è che le rivendicazioni ottenute oggi possano progredire in   avanti, nel futuro.

I collettivi che hanno aderito a questo Manifesto hanno già circa 600 aderenti tra entità sociali e gli individui. Tra gli obiettivi del gruppo c’è il lavoro per poter programmare e mettere in atto uno sciopero di tutte in maggio, che sia però questa volta uno sciopero di lavoratrici

 

Salta 2014: 40.000 donne invadono la città argentina

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Sono migliaia le donne che si sono incontrate a Salta per il 29°  Encuentro Nacional de Mujeres.
Salta è una delle province con il più alto tasso di violenza contro le donne dell’Argentina, recentemente una maestra di una cittadina di campagna, Eva Murillo, è stata uccisa mentre cercava di difendere una ragazza da uno stupro.
La manifestazione che si tiene dal 1986 è fortemente contestata dalla chiesa.
Il 29° incontro,  autoconvocato, autofinanziato, autonomo e  autogestito ha visto tre giorni di incontri, dibattiti, laboratori, e, come ogni anno, la massiccia “Marcia della riunione” con  migliaia di donne che vagano per le strade di  Salta per rendere visibile forza che ha acquistato il gruppo di donne provenienti da tutta l’Argentina in questi 29 anni.  Dopo marzo, ci sarà il classico “Rock Incontro” per festeggiare insieme la discussione nei workshop e le conclusioni raggiunte.  I temi affrontati sono stati libertà di scelta, aborto, patriarcato, violenza,  lavoro. Accanto ai gruppi di lavoro e alle assemblee le donne hanno organizzato momenti dedicati all’arte.
Non sono mancate le proteste: gruppi di uomini preganti hanno recitato l’Ave Maria …  sbeffeggiati dalle ragazze.

 

 

28 settembre: lotta e allegria, sì se puede! Ecco una selezione di foto e video dalle piazze

MADRID

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SARAGOZA

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COMPOSTELA

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BARCELLONA

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VALLADOLID

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MURCIA

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CUENCA

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BILBAO
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VIDEO BILBAO:  http://youtu.be/icaVeycw7zA

 

DUBLINO

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VARSAVIA

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SZCZECIN-POLONIA

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IL 28 SETTEMBRE LE SPAGNOLE DI NUOVO IN PIAZZA. MANIFESTAZIONI IN EUROPA E IN AMERICA LATINA NELLA GIORNATA PER LA DEPENALIZZAZIONE DELL’ABORTO.

Sconfitto nell’iniziativa politica, il governo spagnolo confida nella Corte Costituzionale. Il ritiro della legge Gallardon non fa abbassare la guardia:
IL 28 SETTEMBRE SI TORNA IN PIAZZA IN SPAGNA.
MANIFESTAZIONI IN MOLTE CITTA’ D’EUROPA E DELL’AMERICA LATINA NELLA GIORNATA INTERNAZIONALE PER LA DEPENALIZZAZIONE DELL’ABORTO.

28-09

Riceviamo dalla Spagna e pubblichiamo: “Con le dimissioni di Gallardón il governo spagnolo ha dichiarato che “non sarà approvata una nuova legge finché sarà possibile riformare quella esistente”(e questo lo ha assicurato Soraya Sáenz de Santamaría direttamente al Vaticano). Sperano di riprendere il ricorso di incostituzionalità presentato nel 2010 e in questo hanno il pieno sostegno di Francisco Pérez de los Cobos, attuale presidente della Corte Costituzionale e membro del PP. Finora il ricorso di incostituzionalità era stato sospeso in attesa di una possibile abrogazione della legge attuale e della sua sostituzione. L’intenzione del Partito Popolare non e’ piu’ quindi approvare una nuova legge quanto piuttosto modificare, attraverso il Tribunale Costituzionale, quella attuale (entro la fine dell’anno o all’inizio del 2015). E’ evidente il vantaggio politico che ne trarrebbe il governo. Risulterebbe più difficoltoso per i gruppi femministi e della sinistra contestare una risoluzione Costituzionale, dunque giustificata dalla Costituzione stessa, piuttosto che una prodotta dal governo per ragioni politiche. Al PP interessa andare avanti con il ricorso prima di approvare una nuova legge anche perché questa potrebbe essere cambiata dal governo successivo, mentre i giudizi del tribunale costituzionale sono inappellabili .“Non possiamo accettare una legge che all’arrivo di un altro governo possa essere cambiata in mezzo minuto„ cosi’ si e’ espresso Rajoy che ha anche affermato che intende approvare alla fine dell’anno il “Piano integrale d’appoggio alla famiglia”.Il Piano indica, senza alcun tipo di dubbio, la difesa della vita durante il concepimento, “protezione di quello non ancora nato durante la sua crescita e sviluppo, stabilendo e fornendo alla madre l’informazione e gli strumenti necessari che le facilitino la prosecuzione della gravidanza”. I diversi progetti legislativi in corso potrebbero quindi mascherare derive antiabortiste.”

http://www.lamarea.com/2014/09/24/la-ley-del-aborto-en-manos-del-magistrado-del-tc-que-compara-aborto-con-la-esclavitud/

Traduzione:

La legge sull’aborto in mano al relatore del TC che la compara alla schiavitù MADRID
Il Partito Popolare ha ritirato la legge sull’aborto che si è conclusa con le dimissioni di Alberto Ruiz-Gallardón, ministro della giustizia. Ma il PP non si decide a ritirare il ricorso, davanti alla Corte Costituzionale (TC) dell’attuale legge vigente, messa in atto dall’ex ministro della Parità Bibiana Aido. Ecco dove entra in gioco Andrés Ollero, giudice della Corte Costituzionale e relatore del ricorso, che l’anno scorso ha detto: “Se non si approva la legge sull’aborto, la Corte Costituzionale dovrà risolvere il ricorso.” Ollero è stato un membro del PP di Granada per 17 anni ed eletto giudice costituzionale nel 2010, su richiesta della parte Rajoy. Sarà il relatore a decidere sul ricorso presentato dal partito conservatore nel 2010. Il magistrato ha già preso quindi la sua decisione indipendentemente da quel che potrebbe decidere la Corte Suprema.
Nel 2012, durante la presentazione di un libro su religione e diritto ha rilasciato una dichiarazione in merito, con tanto di argomentazione. Ollero ha infatti dichiarato che la società spagnola è passata ” dalla paura che un totalitarismo collettivista annulli il giuridico alla paura che un radicalismo individualista distrugga le istituzioni che hanno una rilevante dimensione sociale”. Il giudice si riferisce ad una parte della destra spagnola, che egli chiama affetta da “sindrome post-franchista”, che prevede l’esercizio della libertà religiosa in spazi pubblici e una attività politica che si basi su una relazione con il Nazional Cattolicesimo. Il giudice ha sempre dimostrato la sua presa di posizione radicale in favore della abrogazione dell’aborto come diritto. In un’intervista alla radio statale messicana, nel 2008, ha paragonato l’aborto alla schiavitù: “Penso che [l’aborto] sia paragonabile alla questione della schiavitù. Ha una grande importanza nella storia della nostra cultura. Dato che era molto difficile da abolire, penso che lo sarà anche risolvere il problema della legalizzazione dell’aborto visto che anche quest’ultimo porta con sé la morte di esseri umani, perché richiede l’andare contro corrente, il combattere contro ciò che è politicamente corretto. Avere schiavi per lungo tempo fu considerato politicamente corretto: non si concepiva un sistema economico che potesse funzionare senza schiavi, come ad esempio, nel sud degli Stati Uniti giusto? Tuttavia, ci sono stati coloro che hanno combattuto contro questo stato di cose al punto che oggi ci stupiamo nel pensare che ci siano state epoche storiche nelle quali è esistita la schiavitù. Credo dunque che tra un po’ di tempo, ci si potrà stupire che, nel XXI secolo, in parti del mondo civilizzate, sia stato considerato normale porre fine alla vita di un essere umano, giusto?
La posizione del giudice costituzionale sulla questione dell’aborto è dunque forte e determinata, e non ha esitato a difendere l’obiezione di coscienza di tutti i professionisti che devono prendere una decisione su una materia così delicata. In un’intervista a Cadena Cope ha dichiarato che, se avesse capito di dover proteggere la vita del nascituro e la legge lo avesse impedito, avrebbe obiettato.
Matrimonio Gay
Ollero non si è solo mostrato belligerante contro l’attuale legge sull’aborto, ma con tutte le leggi che sono in conflitto con la dottrina della Chiesa. Per quanto riguarda il matrimonio gay ha dichiarato che ciò che il legislatore ha fatto è “inventarsi un nuovo diritto sfigurando un istituto.” La sua posizione lo ha portato a esprimere un voto contrario quando il TC ha sentenziato che il matrimonio è un diritto di tutti, voto col quale ha preso le distanze dalla decisione, alludendo ad un’opera di ingegneria sociale finalizzato a snaturare il matrimonio. In breve, il relatore della legge sull’aborto del TC ha dimostrato la sua posizione radicale contro quello sul quale dovrà decidere con gli altri 11 membri del TC non manifestando alcuna intenzione di astenersi. Un giudice il quale, riguardo a questa legge e ad altre del PSOE, ha scritto nel gennaio 2012: “Ci governano i socialisti che non lasciano che si decida con la testa , poi arriva il PP e li mette in un angolo”

LE DONNE DI FIRENZE PORTANO IL CONSULTORIO IN PIAZZA

“Insieme alle donne di alcune realtà femministe di Firenze, abbiamo deciso di portare i consultori in piazza per due motivi: riaprire uno spazio pubblico di discussione e informazione sul tema della libertà di scelta delle donne ed allo stesso tempo denunciare il costante depotenziamento dei consultori pubblici.”

Unite in Rete - Firenze

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ECCOCI!!!!! autodeterminazione, libertà di scelta, sessualità, contraccezione e maternità, sono temi dei quali ricominciare a parlare negli spazi pubblici. NOI LO FACCIAMO SABATO POMERIGGIO, IN PIAZZA SANTO SPIRITO.
COMUNICATO STAMPA

Sabato 27 Settembre saremo in piazza Santo Spirito, anzi porteremo il “CONSULTORIO IN PIAZZA”, dalle 17:30 alle 20:30, per parlare di autodeterminazione, libertà di scelta, sessualità, contraccezione e maternità.

Insieme alle donne di alcune realtà femministe di Firenze, abbiamo deciso di portare i consultori in piazza per due motivi: riaprire uno spazio pubblico di discussione e informazione sul tema della libertà di scelta delle donne ed allo stesso tempo denunciare il costante depotenziamento dei consultori pubblici.

Questa iniziativa vede impegnate insieme:

Dipende da noi donne
Fiesolana 2B
Libreria delle Donne
Le giovani del CSA – Istituto d’Arte
Libere tutte – Firenze
Il giardino dei Ciliegi
LeMusiQuorum
Perineo Felice
Unite in Rete – Firenze

Durante il pomeriggio verrà distribuito questo depliant

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