Manifestazioni in tutto il mondo davanti alle ambasciate irlandesi. Never again: perché la morte di Savita non sia invano.

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Questa giornata segnerà il secondo anniversario della morte di Savita Halappanavar morta di setticemia in Irlanda nel 2012 perché le hanno negato un’interruzione di gravidanza alla 17esima settimana, spiegandole che «questo è un paese cattolico». A partire dalle 12 ci saranno proteste davanti alle ambasciate e Consolati irlandesi di tutto il mondo in supporto al referendum per abrogare l’8 ° emendamento (divieto costituzionale di aborto in Irlanda).
A Dublino e Galway e Berlino la sera ci saranno veglie di commemorazione.
Le proteste seguite alla morte di Savita hanno portato all’introduzione della possibilità di aborto in caso di rischio per la vita ma le norme introdotte non sono sufficienti: questa estate infatti una giovane donna di 18 anni, rimasta incinta a seguito di uno stupro, è stata spinta (contro la sua volontà) a far nascere il bambino con un taglio cesareo a 25 settimane di gravidanza.
Il nuovo grave episodio ha riacceso le proteste. Oggi le irlandesi chiedono l’abolizione dell’articolo 8 della Costituzione che vieta l’aborto e una nuova legge per l’aborto libero, gratuito e sicuro. “Due anni dopo, NONOSTANTE il grande desiderio di cambiamento dal basso, abbiamo visto alcun progresso. Unitevi a questa Giornata Internazionale di Azione – abbiamo bisogno di esercitare una pressione enorme sul governo irlandese e abbiamo bisogno del vostro aiuto per imporre un cambiamento. Questo governo deve concedere il diritto di referendum, secondo i desideri della maggioranza della popolazione in Irlanda.”
APPUNTAMENTI:
Irish Embassy London 13:00 28 ottobre
Irish Embassy Stoccolma 28 ott 16:00
Irish Embassy Bruxelles 28 ottobre 18:30
Irish Embassy Ottawa 28 ott 16:00
Porta di Brandeburgo di Berlino 28 ottobre 17:00
Irish Embassy Tel Aviv alle ore 18.00 28 ottobre
Irish Embassy Roma alle 15:00 24 ottobre
Municipio Bangalore, India alle 17:00 28 ottobre
Melbourne GPO on Bourke St. alle 17:30 28 ottobre
Irlandese Consolato di New York 16:00 28 ottobre
Irish Consolato Boston 28 ott 12:00
Irish Embassy Atene 12:00 29 ottobre
Irish Embassy Nicosia 12:00 29 ottobre
http://rosa.ie/event/international-day-action-abortion-rights-ireland/
https://www.facebook.com/events/601517706644222/?ref_newsfeed_story_type=regular

Rileeggi anche QUIQUIQUI

 

#vagadetotes: le donne cominciano a fermare il mondo da Barcellona

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Il 22 ottobre è stato il primo giorno di #VagaDeTotes. Dopo numerose assemblee nelle piazze e la stesura di un manifesto politico, le manifestanti, femministe e donne di diverse provenienze e differenti per età, si sono mobilitate fin dalla mattina presto realizzando blocchi del traffico in diversi punti della città. La giornata di mobilitazione, ricca di perfomance e azioni mirate, si e’ conclusa con una manifestazione unitaria in Pl. Catalunya alle 19.

Il loro prossimo obiettivo è uno sciopero generale indetto dalle donne e che rappresenti le donne.

Non si tratta di uno sciopero come gli altri. Date le diverse misure politiche e l’attacco legale, sociale ed economico sempre più gravi contro i diritti, la dignità e la libertà,  si vogliono riappropriare dello sciopero come strumento di lotta, recuperando la tradizione che ha visto le donne avere ruoli chiave in scioperi e sommosse storiche. “Cosa vuol dire per noi riappropriarsi dello sciopero come strumento di lotta? Significa, in primo luogo, che la modalità di scioperi generali degli ultimi anni non è utile, in quanto si limita ai dipendenti impegnati nel mercato del lavoro salariato riconosciuto, escludendo molte persone e molti posti di lavoro. L’iniziativa si propone di colpire il mondo produttivo, sì, ma soprattutto di superare i modelli androcentrici classici per essere utile a tutte le persone e a tutto il mondo del lavoro: produttivo, riproduttivo, domestico, sessuale, formale o sommerso. Uno sciopero dei consumatori, uno sciopero della cura, uno sciopero di disobbedienza civile, in breve, uno sciopero di tutte”, si legge nel loro blog.

QUI SI PUO’ LEGGERE IL MANIFESTO POLITICO (en. fr, eng) al quale si può aderire.

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QUI il materiale grafico e le foto della giornata

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.Le donne cominciano a fermare il mondo da Barcellona

 Fonte: eldiario.es

Lo sciopero di tutte, una mobilitazione dal nome “Noi donne muoviamo il mondo, fermiamolo!”. Culmina a Barcelona in una manifestazione di massa per denunciare che le donne sono quelle che maggiormente soffrono gli effetti della crisi. La giornata di protesta è stata piena di azioni tra le quali è in evidenza l’occupazione del Circolo Economia da parte di decine di femministe per denunciare i suoi legami con l’Associazione di Imprenditori presieduto da Monica Oriol Pau Rodriguez.

Se le donne si muovono il mondo, lo possono anche fermare.

Sulla base di questa logica centinaia di donne giovedì hanno sostenuto “lo sciopero di tutte”, una giornata piena di azioni per rivendicare i diritti delle donne e dei diversi fronti di lotta femminista che hanno avuto il loro culmine in una manifestazione di massa per le strade del centro di Barcellona. “Siamo stanche delle politiche sociali, economiche e legali che minano in modo sempre più grave i nostri diritti e la nostra dignità“, proclama il loro manifesto, redatto dopo un processo di quasi un anno di incontri di gruppi femministi una mobilitazione che è stato molto più di un semplice sciopero generale che, loro dicono, è troppo legato al concetto di lavoratore di sesso maschile, con problemi spesso diversi dai problemi delle donne. “Siamo quelle che soffrono di più gli effetti della crisi: tagli in ambito sanitario ed educativo sono quelli che maggiormente di pregiudicano, perché siamo noi donne che tendiamo a prenderci cura dei nostri cari,piccoli o grandi che siano”, si lamenta Laura Lozano attivista femminista, mentre la manifestazione avanzava da Plaza Catalunya fino alla Gran Via. “Facendo lavori molto diversi tra loro molto mal pagati”, ha spiegato Laura, “non si riesce a partecipare a scioperi generali, ritenendoche un giorno come oggi sia imprescindibile per dare visibilità a tutti i problemi delle donne. “C’è vita oltre la riforma dell’aborto” sentenziava, quando la protesta raggiungeva già Calle Diputaciòn. Ed è al di là della riforma guidata dal ministro dimissionario Alberto Ruiz Gallardón, ora temporaneamente “parcheggiata” dal governo stesso, che la rivendicazione dei collettivi femministi vuole mettere l’accento su molte altre politiche che incidono negativamente sulle donne. “Vogliamo uno sciopero politico, creativo, che vada al di là dello sciopero produttivo,” spiega il manifesto che nasce dalle denunce contro la violenza di genere (35 donne uccise da questo flagello, o la riduzione del patrimonio netto di bilancio 2014, fino al rifiuto della legge sull’immigrazione – “che ci condanna al lvoro sommerso ed al razzismo ” )recita il manifesto e alla riforma del lavoro. Quest’ultima aumenta,di questo si lamentano, le disuguaglianze che già colpiscono le donne. Tuttavia, la giornata è stata un continuo di azioni principalmente concentrate a Barcellona, con blocchi stradali dalle prime ore del mattino, alcune interruzioni ddi lezioni universitarie e di apertura più spazi di discussione. L’azione più eclatante è stata forse l’occupazione da parte di decine di femministe del Circolo dell’ Economia per denunciare il suo legame con il Circolo degli Impresari, organizzazione guidata da Monica Oriol, autrice delle dichiarazioni controverse secondo le quali che l’assunzione di donne tra i 25 e 45 potrebbe essere un problema perché queste donne potrebbero rimanere incinte. Anche se la giornata ha visto il proprio punto focale con la manifestazione attraverso le vie del centro di Barcellona, l’obiettivo della mobilitazione è che le rivendicazioni ottenute oggi possano progredire in   avanti, nel futuro.

I collettivi che hanno aderito a questo Manifesto hanno già circa 600 aderenti tra entità sociali e gli individui. Tra gli obiettivi del gruppo c’è il lavoro per poter programmare e mettere in atto uno sciopero di tutte in maggio, che sia però questa volta uno sciopero di lavoratrici

 

Salta 2014: 40.000 donne invadono la città argentina

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Sono migliaia le donne che si sono incontrate a Salta per il 29°  Encuentro Nacional de Mujeres.
Salta è una delle province con il più alto tasso di violenza contro le donne dell’Argentina, recentemente una maestra di una cittadina di campagna, Eva Murillo, è stata uccisa mentre cercava di difendere una ragazza da uno stupro.
La manifestazione che si tiene dal 1986 è fortemente contestata dalla chiesa.
Il 29° incontro,  autoconvocato, autofinanziato, autonomo e  autogestito ha visto tre giorni di incontri, dibattiti, laboratori, e, come ogni anno, la massiccia “Marcia della riunione” con  migliaia di donne che vagano per le strade di  Salta per rendere visibile forza che ha acquistato il gruppo di donne provenienti da tutta l’Argentina in questi 29 anni.  Dopo marzo, ci sarà il classico “Rock Incontro” per festeggiare insieme la discussione nei workshop e le conclusioni raggiunte.  I temi affrontati sono stati libertà di scelta, aborto, patriarcato, violenza,  lavoro. Accanto ai gruppi di lavoro e alle assemblee le donne hanno organizzato momenti dedicati all’arte.
Non sono mancate le proteste: gruppi di uomini preganti hanno recitato l’Ave Maria …  sbeffeggiati dalle ragazze.