Famiglie: il diritto registra i cambiamenti sociali, i politici sono i più omofobi d’Europa.

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L’italia appare un paese schizofrenico, da una parte il diritto e la magistratura registrano i cambiamenti sociali, dall’altra i politici sono i più omofobi d’Europa.

Mentre a Roma il tribunale per i minorenni ha riconosciuto alla figlia di una famiglia omo-genitoriale  il diritto ad essere adottata dalla mamma non biologica e a prendere il doppio cognome,  il Sindaco di Vigonovo  (Veneto),  seguendo l’esempio di Verona,  vuole mandare in giro gruppi di censori di memoria fascista a controllare chi insegna educazione sessuale nelle scuole.

http://www.articolo29.it/2014/tribunale-per-i-minorenni-roma-riconosce-giuridicamente-mamme-ed-assegna-cognome-lomogenitorialita-sana-meritevole-dessere-riconosciuta/

http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2014/08/29/news/educazione-sessuale-solo-uomo-e-donna-vigilero-nelle-scuole-1.9836120

Leggi anche: https://womenareurope.wordpress.com/2014/07/02/la-regione-lombardia-approva-mozione-discriminante-festa-della-famiglia-naturale-fattore-famiglia-criterio-per-il-sostegno-al-reddito-no-agli-standard-per-leducazione-sessua/

Leggi anche: https://womenareurope.wordpress.com/2014/08/22/la-consulta-milanese-per-la-laicita-chiede-chiarimenti-alla-regione-lombardia-sulla-mozione-per-la-famiglia-naturale/

 

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194 Reloaded

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194 Reloaded di  Angela Balzano e Stefania Voli

Pubblicato il 27 luglio 2014 · in AlfaDomenica ·Alfabeta2

Le lotte femministe in questo paese hanno avuto i più svariati obiettivi, ma di rado sono tornate a rivendicare il diritto all’aborto e all’autodeterminazione dopo il 1978 e il 1981 (rispettivamente gli anni dell’approvazione della Legge 194 e del referendum per abrogarla), impegnate com’erano nella battaglia contro la violenza sulle donne e l’uso strumentale che da parte delle istituzioni è stato fatto (in termini di pacchetti sicurezza e decreti anti-prostituzione per esempio), per sviscerare i rapporti tra sessualità e potere.

Negli ultimi anni, invece, il diritto alla libertà di scelta su corpi e salute sessuale è tornato al centro di pratiche e discorsi politici tra donne, e l’esercizio attivo di tale diritto è tornato ad essere terreno di scontro con coloro che rifiutano di riconoscerlo. Oggi la possibilità delle donne di interrompere la gravidanza è compromessa dall’istituto giuridico dell’obiezione di coscienza, previsto all’art 9 della 194. Le percentuali sono arrivate in alcune regioni al 90%, la media nazionale è intorno al 70%. A questi dati allarmanti non si è giunti nell’arco di un paio di anni, perché l’erosione della 194 è avvenuta in modo lento e silenzioso e solo di recente si è imposta all’attenzione di media e discorso pubblico.

Di certo nel 1978 il legislatore non aveva ascoltato le critiche femministe e laiche mosse, tra gli altri, all’art. 9. Critiche che rimangono valide soprattutto alla luce delle percentuali di obiezione raggiunte. La legge concede infatti l’obiezione ai medici senza chiedere loro alcun servizio o onere sostitutivo: essi sono liberi di non eseguire aborti e tale mancata prestazione viene scaricata sui colleghi non obiettori traducendosi in un surplus di lavoro non riconosciuto in termini economici né di carriera. Inoltre all’art. 9 si vieta l’obiezione di struttura, ma non si fissano i parametri per contenerla e garantire la continuità del servizio. Oltre al danno la beffa: oggi sappiamo di interi ospedali in cui è impossibile ottenere anche solo un certificato per interruzione volontaria di gravidanza. Tutto questo nella vita quotidiana delle donne si traduce in peregrinaggi alla ricerca di un ospedale con personale non obiettore, con tempi di attesa che rischiano di allungarsi oltre il termine consentito (90 giorni), esponendo a pericoli maggiori la loro salute. Il quadro è stato aggravato dai tagli alla spesa sanitaria e dalla riforma dei consultori, che hanno snaturato la loro vocazione originaria e specifica, rendendoli luoghi distanti dai bisogni delle donne.

Ma come siamo arrivate a questo? Il 70% di media nazionale di obiettori si spiega con un’epidemia di sincere adesioni alla religione cattolica? La domanda è ironica, ma non più di tanto: i principali difensori dell’obiezione di coscienza all’IVG sono proprio i cattolici e il Movimento per la Vita. Questi, all’indomani del fallimento del referendum abrogativo del 1981, sconfitti dal confronto con una società non più disposta a retrocedere sul terreno dei diritti, hanno impresso un cambiamento decisivo alla loro strategia. Rispetto ad allora, quando giocavano in attacco, oggi i sedicenti pro-life giocano in difesa (contrariamente alle narrazioni con le quali siamo abituate a rappresentarli e immaginarli): il loro obiettivo non è più quello di abolire la 194, ma di usarne i “punti deboli” a loro vantaggio. Come Carlo Casini, presidente del Mpv, afferma chiaramente nel documentario di Irene Dionisio “Così è (se vi pare)”. Il movimento per la vita in Italia: “Chi vuole difendere la vita deve guardare la realtà, oggi non è possibile cambiare la 194, dobbiamo lavorare con quello che abbiamo”.

Sia chiaro, non cambia il fine di Mpv e cattolici: impedire alle donne di decidere. Cambia però la strategia: non più il confronto democratico, ma l’abuso dell’istituto giuridico dell’obiezione di coscienza finalizzato al raggiungimento del loro obiettivo politico. A riprova di ciò, nonostante l’obiezione di coscienza prevista all’art. 9 riguardi solo “gli interventi finalizzati all’IVG” e quindi solo i ginecologi, assistiamo quotidianamente al suo uso illegittimo da parte di ostetriche e anestesisti, che in nessun caso possono per legge rifiutarsi di prestare l’assistenza precedente e successiva all’aborto. Il dilagare dell’abuso dell’obiezione è testimoniato dal comportamento illegale e illegittimo di medici di base e farmacisti cattolici e pro-life, che addirittura negano la prescrizione e la vendita della pillola del giorno dopo. E in questo caso illegittimità e abuso sono doppi, dato che la pillola del giorno dopo non è un farmaco abortivo ma anticoncezionale di emergenza che non rientra nelle fattispecie previste dalla 194 (come più volte l’AIFA ha ricordato).

Risulta chiaro che Mpv e cattolici sono stati in grado di sfruttare le diverse scappatoie della 194 per svuotarla dall’interno, non limitandosi all’art.9. L’art. 5 infatti prevede che i consultori possano siglare convenzioni con associazioni di volontariato che aiutino la maternità. In questo modo in molte regioni il Mpv è riuscito a piazzare nei consultori i propri centri aiuto alla vita (CAV), luoghi in cui si persuadono le donne a portare a termine la gravidanza e si diffondono distorte informazioni su contraccezione e sessualità. Ecco da dove vengono percentuali così alte di obiezione: i pro-life la promuovono in ogni luogo in cui sono presenti e con ogni mezzo. Non è certo un segreto che il Mpv occupi da tempo posizioni strategiche in ambito sanitario-accademico e che i suoi esponenti abbiano perciò il potere di concertare gli avanzamenti di carriera. E non è difficile dedurre che molti giovani specializzandi in ginecologia diventino obiettori al fine di compiacere il proprio superiore, o anche solo per evitare tutti gli oneri legati alla scelta della non obiezione.

Traducendo in numeri quanto detto, si evidenzia come nelle regioni in cui il Mpv è più radicato le percentuali di obiezione sono più alte: si pensi alla Puglia, dove si contano 18 centri del Mpv e l’obiezione arriva all’80%; o alle Marche dove i CAV sono 10 e in ben 3 ospedali pubblici (Fano, Jesi e Fermo) tutti i medici sono obiettori. Un tentativo per contrastare l’avanzata cattolica in Puglia, era stato fatto nel marzo 2010 dalla giunta regionale, la quale aveva deliberato la riorganizzazione dei consultori pubblici, mirando esplicitamente all’assunzione di personale non obiettore. Peccato che il Forum Associazioni Medici Cattolici e il Movimento per la Vita, rivolgendosi al Tar, ottennero la revoca immediata della delibera nel settembre del 2010.

E allora, dove non riescono le regioni, ci prova il Consiglio d’Europa. Il Comitato Europeo dei Diritti Sociali ha condannato di recente l’Italia argomentando contro l’obiezione di struttura dilagante nelle sopracitate regioni. Accettando il ricorso promosso dalla LAIGA (Libera Associazione Italiana Ginecologi per l’Applicazione della 194) e dall’IPPF (The International Planned Parenthood Federation), il Comitato ha dichiarato inammissibile la mancata garanzia di diritto alla salute e di diritto di scelta determinata dall’art.9 della 194. Al netto del cambio di strategia di Mpv e cattolici e dei tentativi fatti da regioni e istituti Europei contro il dilagare dell’obiezione, la sfida di fronte alla quale i movimenti femministi si trovano potrebbe dunque non essere più quella di difendere una legge che ha in sé le ragioni della sua mancata applicazione.

Forse tale controsenso non ci ha portato a nulla? E se attaccare si rivelasse invece una strategia più efficace? Se è vero, come è stato detto fin’ora e come ha detto lo stesso Casini, che obiettivo e strategia del Mpv è la difesa della 194, nelle parti in cui tutela la maternità, un’opportunità per i movimenti femministi non potrebbe essere quella di rivendicare un concreto cambiamento nella direzione di una reale affermazione dell’autodeterminazione delle donne? Se in questi anni tra le molte manifestazioni, presidi e iniziative, abbiamo scandito “Save 194”, non è forse vero che, un po’ più a bassa voce ci siamo spesso anche dette: “Cambiamola questa 194”? Allora, perché non osare?

Cambiare la 194, al suo art. 9 (e perché no, anche all’art. 5), per abrogare l’obiezione di coscienza e impedire l’accesso ai pro-life nei consultori e nelle strutture ospedaliere pubbliche, adesso. Questa è l’unica soluzione possibile per riequilibrare la legge in base alla sua stessa ratio: tutelare salute, libertà e autodeterminazione delle donne. Non si tratta più di concertare spazi di discussione, di attestarci su posizioni difensive dei nostri diritti, perché i nostri diritti sono già in crisi. Piuttosto che difenderne la causa, perché non rimuoverla? Se il problema è l’ingresso dei cattolici nei consultori – forse non lo si ricorda mai abbastanza, i consultori sono luoghi di salute e cultura, non di culto religioso – non faremmo bene a impedirlo? Se il problema è il massiccio ricorso all’obiezione, insincero e interessato, non faremo bene a vietarlo del tutto?

La direzione è quella verso cui si sono mosse le molte collettive femministe che hanno agito la campagna “Io decido”, sorta dopo la proposta di legge Gallardon in Spagna e arrivata anche in Italia. Pensiamo alle Cagne Sciolte a Roma che hanno organizzato una “pipì” pubblica e collettiva davanti al Ministero della salute rivendicando l’abrogazione dell’art. 9 e portando con sé uno striscione che recitava emblematicamente: #moltopiùdi194! Ancora pensiamo a Torino, Milano, Firenze, Bologna e alle molte città dove le molte realtà femministe hanno denunciato pubblicamente le farmacie che fanno illegittimo ricorso all’obiezione per non vendere la pillola del giorno dopo e hanno occupato le sedi dell’Ordine dei Medici e del Mpv.

Pensiamo alla rete bolognese “Io decido” che quest’anno si è data appuntamento ogni martedì mattina all’alba all’Ospedale Sant’Orsola-Malpighi per impedire lo svolgimento della preghiera settimanale da quindici anni propinata dai pro-life della comunità Papa Giovanni XXIII alle donne che vi si recano per abortire. La radicalità e la rabbia espresse in queste proteste vanno riprese e diffuse, perché racchiudono in sé stesse l’enzima del cambiamento al quale è necessario mirare: definiscono un campo di conflitto e metamorfosi che va ampliato e agito incessantemente, contro i nuovi dispositivi neoliberisti di controllo e privatizzazione della sfera riproduttiva, contro la forma famiglia che torna a imporsi come istituto di disciplina eteronormativa delle nostre vite.

La rabbia si moltiplica per contaminazione: oltre alle collettive femministe nelle varie regioni si sono diffuse raccolte di firme e campagne informative contro l’obiezione, promosse da reti di giuristi e bioeticisti laici, ostetriche, ginecologi, più in generale personale sanitario e medici. Senza tutte queste iniziative, ci viene da pensare che Zingaretti, presidente della Regione Lazio, non si sarebbe svegliato una mattina con l’illuminata idea di emanare le linee guida che vietano l’obiezione al personale sanitario nei consultori, obbligandolo a firmare tutti i certificati e prescrivere i contraccettivi d’emergenza (in una regione, lo ricordiamo, con presenza di obiettori pari al 90%). Da qui ci piacerebbe ripartire. Vorremmo apprendere ogni giorno notizie come questa, determinare e conquistare con le nostre proteste avanzamenti in termini di libertà e diritti. Ovunque, insieme, ricominciamo e continuiamo ad osare: #moltopiùdi194! #194reloaded!
http://www.alfabeta2.it/2014/07/27/194-reloaded/

Reggiseni in piazza a Valladolid contro le gravissime affermazioni del Sindaco dopo lo stupro collettivo

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Lunedì manifestazione di protesta e reggiseni in piazza a Valladolid contro le affermazioni del Sindaco al quale sono state chieste le dimissioni.
Francisco Javier León de la Riva, dopo lo stupro collettivo avvenuto in città, aveva affermato che alle 6 del mattino bisogna guardare bene dove si sta andando, che non ci può essere un poliziotto ad ogni angolo e che lui ha delle remore ad entrare in ascensore con una ragazza perchè, se lei fosse in cerca di qualche tornaconto, potrebbe uscire agitando la gonna o il reggiseno urlando di essere stata aggredita.
Il Sindaco è anche accusato di non aver finanziato i progetti contro la violenza di genere.
La Coordinadora de Mujeres ha reso noto che la manifestazione ha ricevuto l’appoggio di decine di piattaforme e Collettivi di tutta Spagna.

http://www.elnortedecastilla.es/fotos/valladolid/201408/25/manifestacion-valladolid-para-pedir-309346459475-mm.html

http://www.elmundo.es/espana/2014/08/25/53fb9478268e3e1f7b8b4581.html?cid=SMBOSO25301&s_kw=facebook

La Consulta Milanese per la Laicità chiede chiarimenti alla Regione Lombardia sulla mozione per la famiglia naturale

La Consulta Milanese per la Laicità delle Istituzioni chiede chiarimenti a Roberto Maroni, Presidente della Regione Lombardia, sulla mozione “a sostegno della famiglia naturale” approvata  il primo luglio.  La lettera è indirizza anche al Presidente del Consiglio regionale Raffaele Cattaneo e all’Assessora Maria Crisitina Cantù.
La mozione approvata discrimina le persone e le coppie LGBT e cerca di riportare indietro di almeno tre generazione l’orologio della società contrastando tutte le linee guida e gli indirizzi, nazionali ed europei, in materia educazione e prevenzione e contrasto contro la violenza di genere e omolesbotransfobica.
http://www.milanolaica.it/news-dalla-consulta/139-richiesta-di-chiarimento-a-regione-lombardia-sulla-mozione-per-la-famiglia-naturale.html
Leggi il Testo approvato mozione 263

Vedi anche l’articolo WAE del 2 luglio

 

Irlanda. #notavessel Non siamo contenitori!!! #‎repealthe8th‬ Abroghiamo l’ottavo!!! Dopo le manifestazioni del 20 agosto la strada è il referendum abrogativo dell’ottavo emendamento della Costituzione

#notavessel #‎repealthe8th‬ Non siamo navi! Abroghiamo l’ottavo! Queste sono le parole d’ordine dopo manifestazioni di ieri in Europa. Abortion Rights Campaign – una delle organizzazioni che ha lanciato la protesta del 20 agosto  –  in coalizione con altri gruppi pro-choice,  sta  raccogliendo con una petizione  le firme per chiedere un referendum per abrogare l’8 ° emendamento della Costituzione della Repubblica d’Irlanda che difende il diritto alla vita dell’embrione e impedisce l’emanazione di norme adeguate. La petizione si può leggere e firmare QUI.

Oltre alla petizione è stata lanciata una campagna  di Facebook/Twitter con il tag #notavessel ( Io non sono un contenitore)  QUI (su facebook) le foto.
La lotta delle donne di Irlanda nelle piazze di ieri, così come è successo nei mesi scorsi per la Spagna,  ha visto l’appoggio di altre città europee: ci sono state manifestazioni in diverse capitali ( Berlino, Londra, Varsavia).

 

List of meetings & protests – Wednesday 20/8/2014

Questo è l’elenco delle città dove si sono svolte manifestazioni e iniziative di protesta: Dublin, The Spire at 6pm – Belfast, City Hall at 6pm, Galway – Eyre Square at 6pm – Cork, Courthouse at 6pm – Limerick,  Cellar Door at 8pm -Derry, Guildhall at 6pm -Auckland, Irish Consulate at 8am -London, Irish Embassy at 6pm, Berlin, Irish Embassy at 6.30pm- Warsaw,  Mysia 5 at 10 am

 

Di seguito alcune immagini dalle piazze.
Gli slogan:  “not the church, not the State, women must control their fate” and “abortion rights now.”
Protestors chanted “not the church, not the State, women must control their fate” and “abortion rights now.”

DUBLIN – DUBLINO

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Abortion Rights Campaign,Choice IrelandRally For Choice Ireland, ROSA –  for Reproductive rights, against Oppression, Sexism and Austerity, Real-Productive Health and Aims Ireland

Abortion Righ Campain
As the Health Services Executive is set to respond to the plight of the woman forced to give birth after being denied abortion, here is a brief analysis of the duplicity of the Irish State, the most recent tragedy, and why we know we are ready for a referendum NOW!
Poiché il servizio sanitario è impostato per rispondere alla difficile situazione della donna costretta a partorire dopo che le è  stato negato l’aborto, ecco una breve analisi della duplicità dello Stato irlandese, la più recente tragedia, ed ecco perché sappiamo che siamo pronti per un referendum ORA!
http://www.abortionrightscampaign.ie/2014/08/21/the-appetite-to-repeal-the-8th/

Video di Union Solidarity international USI  della manifestazione del 20 agosto a Dublino.
Dublin protest- pregnant suicidal woman migrant denied an abortion #repealthe8th

http://www.irishtimes.com/news/social-affairs/thousands-at-dublin-pro-choice-march-over-irish-abortion-laws-1.1902968

http://www.thejournal.ie/abortion-protest-dublin-repeal-the-8th-1630053-Aug2014/

BELFAST

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Anyone who wants to continue their support online either from home or at the protest, tweet messages of support and solidarity with the hashtags‪#‎repealthe8th‬ and ‪#‎imnotavessel‬
Chiunque voglia continuare a dare il suo supporto o unirsi alla protesta on-line da casa , tweet messaggi di sostegno e solidarietà con gli  hashtag # repealthe8th e # imnotavessel

GALWAY

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Galway Pro-Choice
Absolutely fantastic turn out today in Galway! Thanks to everyone who came out and took to the streets. Proof again that people want to see a referendum and we won’t stop until we get it. #RepealThe8th
Assolutamente fantastico girare oggi a Galway! Grazie a tutti coloro che sono venuti fuori e sono scesi in strada. Ancora una volta c’è la prova che la gente vuole un referendum e non ci fermeremo finché non lo otterremo. # RepealThe8th

“Lisa Campion from Galway said it was her first protest. I’m one of these people who read in the newspapers all about this kind of stuff, but it just got to the point where I feel I have to come out and make a statement. It’s gotten to the point where we need to make sure that they know we’re not happy with the way things are going.” If you are like Lisa and have never protested before and share her sentiments join us this Saturday at 2pm on O’Connell Street and make your voice heard!
“Lisa Campion da Galway ha detto che era la sua prima protesta. Io sono una di quelle persone che leggono sui giornali tutto su questo genere di cose, ma siamo ormai arrivate al punto in cui mi sento di dover uscire e fare una dichiarazione. Si è giunti al punto in cui abbiamo bisogno di fare in modo che sappiano che non siamo soddisfatti del modo in cui stanno andando le cose. ”
https://www.facebook.com/GalwayProChoice

 

 BERLIN – BERLINO

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We want to gather outside the Irish embassy in solidarity with those in Ireland protesting against the disgraceful treatment of a suicidal woman who was a victim of rape. Another casualty of Ireland’s out-dated abortion laws, she was denied an abortion under the restrictive Protection of Life During Pregnancy Act.
We want to send a message of solidarity to women in Ireland and a message to the Irish government that this legislation is not enough.Please gather, tell your friends and bring signs!
 Protest in front of the Irish Embassy, Jägerstr. 51, Berlin, Germany.
Ci troviamo davanti all’ambasciata irlandese in solidarietà con coloro che in Irlanda protestano contro il trattamento vergognoso di una donna suicida che era una vittima di stupro. Un’altra vittima delle arcaiche leggi sull’aborto in Irlanda:  le è stato negato un aborto sotto la protezione restrittiva di Life During Pregnancy legge.
Vogliamo inviare un messaggio di solidarietà alle donne in Irlanda e un messaggio al governo irlandese che questa legislazione non è sufficiente. Raccogli l’invito, dillo ai tuoi amici e portare manifesti! Protesta davanti alla Ambasciata Irlandese, Jägerstr. 51, Berlino, Germania.

LONDON – LONDRA

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Abortion Rights, 40 Days of Choice, Speaking of Imelda, London Irish Feminist NetworkLIrishFemNetw,
My Belly Is Mine
There was 200 person outside the Irish Embassy in London on Wednesday, August 20th to protest the barbaric treatment of Migrant X at the hands of the Irish State #repealthe8th #notavessel
200 persone davanti alla Ambasciata d’Irlanda a Londra Mercoledì 20 Agosto per protesta contro il barbaro trattamento della Migrante X nelle mani dello Stato d’Irlanda #repealthe8th #notavessel
Nella foto un momento della performance di Speakin fo  I.M.E.L.D.A.
demo and Speaking of I.M.E.L.D.A. performance outside the Irish Embassy in London last night. Migrant X we care about you

WARSZAW- VARSAVIA

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“Tutta la mia solidarietà, con tutto il mio cuore, da Varsavia, Polonia, Anche il mio paese fa cose orribili alle donne. Solo due mesi fa una donna è stata costretta a portare avanti la gravidanza (e poi cesareo) di un bimbo anaencefalo che poi è morto dopo pochi giorni. Noi non siamo vasi, non siamo incubatrici, noi siamo creatrici ed è nostro il diritto di decidere.”
“All my heart’s support from Warsaw, Poland. My country also does ugly things to its women – just two months ago a woman was forced to bear (by CS) an anencaephalous baby, which of course died after a few days. We are not vessels, we are not incubators, we are the Creators and ours is the right to decide!”
Lo scrive una donna di Varsavia, dove il 20 agosto  mattina si è tenuto un presidio di protesta davanti all’ambasciata irlandese, alle  donne di Belfast.
Scrive sulla pagina della manifestazione: https://www.facebook.com/events/308520349309698/

 

 #RepealThe8th
http://www.abortionrightscampaign.ie/repealthe8th/


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La cicatrice non andrà via, dice la giovane donna che ha fatto ripartire la discussione e le manifestazioni sull’aborto in Irlanda

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Mentre arrivano le prime foto da Dublino, dove hanno manifestato più di duemila persone, parla la ragazza che ha subito prima uno stupro da parte di un uomo e  poi violenze da parte delle istituzioni. Dopo due ricoveri, il tentato suicidio, l’alimentazione forzosa, l’aborto negato,  e un cesareo non voluto, la ragazza dice:  “Mi hanno detto che non potevo abortire. Ho risposto: allora lasciatemi morire. Non voglio più vivere in questo mondo. … La cicatrice non potrà mai andare via … sarà sempre un ricordo. A volte, quando sento il dolore … sento di essere stata abbandonata da tutti … io voglio solo che sia fatta giustizia. Per me questa è un’ingiustizia.”
Qui estratti dell’intervista raccolta da Kitty Holland di Irish Time.
http://www.irishtimes.com/news/health/they-said-they-could-not-do-an-abortion-i-said-you-can-leave-me-now-to-die-i-don-t-want-to-live-in-this-world-anymore-1.1901258?page=3

La giornalista racconta  in un video la storia che ha raccolto e analizza il caso.
http://www.irishtimes.com/news/social-affairs/woman-in-abortion-case-tells-of-suicide-attempt-1.1901256

In questo articolo de “il Post” si trovano approfondimenti e link. Di seguito un breve estratto.
L’iter per ottenere l’autorizzazione “è molto difficile, ai limiti del surreale: ogni donna che manifesti intenzioni suicide in gravidanza deve essere esaminata da una commissione di 3 medici, e l’aborto può essere consentito se tutti danno un parere favorevole. In caso contrario la donna può presentare ricorso e venire esaminata da una seconda commissione, dovendo dunque sottoporsi, alla fine, a ben sette giudizi (tutto questo sempre mentre dice di volersi suicidare, e magari ci prova anche). …
Dopo l’approvazione della legge Johanna Westeson, direttrice regionale per l’Europa presso il “Center for Reproductive Rights”, aveva parlato di «una violazione assoluta delle norme internazionali sui diritti umani e sul diritto delle donne alla salute e alla dignità»; Maria Favier, portavoce di Doctors for choice, associazione che riunisce diversi professionisti che si battono per il diritto delle donne, commentando quest’ultimo caso ha detto: «Non sarebbe mai successo in un qualsiasi altro paese civile», aggiungendo che l’episodio «dimostra che le nuove leggi irlandesi non sono adeguate». Máiréad Enright, docente di diritto all’Università di Kent e membro di un’associazione irlandese di avvocati, ha anche detto che la donna in questione non aveva una buona padronanza della lingua inglese, che probabilmente non era stata informata a sufficienza dei suoi diritti e che la sua situazione era complicata dal fatto che per recarsi nel Regno Unito avrebbe avuto comunque bisogno di un permesso speciale, concludendo quindi che l’attuale legge irlandese sull’aborto rende molto difficile e discriminante la condizione di alcune donne che già si trovano in una situazione di vulnerabilità. Tramite la sua associazione, Máiréad Enright ha presentato un documento alla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite.”

http://www.ilpost.it/2014/08/20/limiti-aborto-irlanda/

Per la libertà di scelta delle irlandesi il 20 agosto, in piazza a Dublino, Belfast, Berlino, Derry e Londra: non si può vivere con questa legge!

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DUBLINO, BELFAST, GALWAY, BERLINO  e LONDRA protestano per l’orrendo trattamento subito da un donna vittima di violenza che è rimasta incita e a rischio di suicidio e alla quale è stata negata la possibilità di abortire per la nuova legge. Non possiamo vivere con questa legislazione e chiediamo  l’abrogazione dell’8° emendamento alla Costituzione, al fine di consentire l’aborto libero, sicuro e legale su richiesta. 

Voices for Choice Unite this Wednesday 20th August at 6:00 pm at the Spire on O’Connell Street, Dublin! Abortion Rights Campaign,Choice IrelandRally For Choice Ireland, ROSA –  for Reproductive rights, against Oppression, Sexism and Austerity, Real-Productive Health and Aims Ireland have jointly called this protest to demonstrate against the horrendous treatment of a rape survivor, who became pregnant and suicidal and was subsequently denied an abortion under the new law. This is legislation we cannot live with and we are calling for the repeal of the 8th amendment to the Constitution in order to allow free, safe, and legal abortion on request.

There will be protests taking place at the same time in Belfast & DerryGalwayBerlin & London.

See more at: http://www.abortionrightscampaign.ie/event/protest-at-treatment-of-suicidal-woman-seeking-abortion-and-call-to-repeal-the-8th/#sthash.uEgsMnGE.dpuf

Alliance for Choice will be holding protests on Wednesday 20 at 6:00 pm outside City Hall in Belfast https://www.facebook.com/events/308520349309698 and the Guildhall in Derry https://www.facebook.com/events/634034053379461/

Mercoledì 20 agosto dalle ore 13.00 alle ore 17.30 Wellington Quay Dublino https://www.facebook.com/events/1530319060524827/

My Belly is Mine will be attending the protest at the Irish Embassy in London on Wednesday, 20 of August at 6pm. Here is the link to the event, created by Abortion Rights East London:
https://www.facebook.com/events/280865805439494/?ref_newsfeed_story_type=regularhttp://mybellyismine.wordpress.com/2014/08/18/doctors-for-choice-express-shock-and-outrage-at-ordeal-of-woman-denied-an-abortion/

Solidarity Protest against Ireland’s Restrictive Abortion Legislation *** Solidaritätskundgebung gegen das irische Abtreibungsverbot
Berlin-Irish Pro Choice Solidarity
20 of August at 6.30 pmIrish Embassy, Jägerstraße 51, Berlin https://www.facebook.com/events/1446677315613539/