LA LUNGA STRADA PER UN’EUROPA LAICA E DEI DIRITTI….IN ITALIA DI PIU’

Leggendo questo articolo del Foglio si ha la sensazione che la strada per i diritti e la laicità non sia solo lunga, ma anche molto tortuosa. 

“Il Minculpop Lgbt non si arrende: vuole la teoria del gender in tutte le scuole italiane. La deputata del Pd Michela Marzano ha chiesto qualche giorno fa che siano finalmente diffusi gli opuscoletti dell’Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale intitolati “Educare alla diversità”, destinati agli insegnanti di scuola primaria, media e superiore. Commissionati all’Istituto Beck dal direttore dell’Unar Marco De Giorgi, ma sconfessati sia dalla ex titolare delle Pari opportunità sia dal Miur, quei libretti sono l’esempio perfetto di ciò che il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale Angelo Bagnasco, ha definito nella sua prolusione del 24 marzo scorso “una vera dittatura – che vuole appiattire le diversità, omologare tutto fino a trattare l’identità di uomo e donna come pure astrazioni”.”

http://www.ilfoglio.it/soloqui/22547#.UzVlLmVeCpo.twitter

INCONTRIAMOCI A MILANO!

Il primo febbraio e l’8 marzo ci hanno visto numerose nelle piazze italiane, spagnole, europee e non solo. Adesso desideriamo incontrarci per conoscerci meglio, di persona, e per scambiarci pensieri e progetti intorno a: AUTODETERMINAZIONE, SESSUALITA’, ABORTO e SALUTE RIPRODUTTIVA.
Grazie alla disponibilità delle amiche di Milano abbiamo una data e una città certe dove incontrarci: domenica 6 aprile a Milano, indicativamente dalle 10 alle 16, presso il Circolo ARCI Bellezza, via Giovanni Bellezza 16A.

Qui il link del modulo di partecipazione

https://docs.google.com/forms/d/1LW8A5MYS0mxLjqSs62h7Ufh0TNlsLI5zTb194ISLTcw/viewform?usp=sharing&edit_requested=true

Per ogni altra informazione scrivete a: womenareurope@gmail.com

Un caro saluto a tutte, ci vediamo a Milano!

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Come crescere figl* omofob*, figlie sottomesse, figli degli anni ’20 e diventare nonni a 40 anni.

Ex UAGDC

Dodici strumenti di autodifesa dalla teoria del gender, per genitori con figli da 0 a 18 anni – ovvero “Come crescere figl* omofobi, figlie sottomesse, figli degli anni ’20 e diventare nonni a 40 anni.”

GUEST STAR di questo post:

Il Forum delle Associazioni familiari dell’Umbria  (Che si sta preparando a contrastare i famosi libretti contro il bullismo omofobo con tutta la serietà di cui è capace)

Cosa fare prima di scegliere la scuola per i vostri figli

1. Prima dell’iscrizione verificate con cura i piani dell’offerta formativa (POF) e gli eventuali progetti educativi (PEI) della scuola, accertandovi che non siano previsti contenuti mutuati dalla teoria del gender. Le parole chiave a cui prestare attenzione sono: educazione alla affettività, educazione sessuale,omofobia, superamento degli stereotipi, relazione tra i generi o cose simili, tutti nomi sotto i quali spesso si nasconde l’indottrinamento del gender.

Questa teoria del gender, infatti è…

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L’ONU considera una tortura negare un aborto

Nel febbraio 2013 il Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU ha presentato un rapporto sulle torture e trattamenti crudeli, dove in sostanza definisce la negazione dell’aborto a una donna come una tortura, qui trovate degli estratti del rapporto.

50. The Committee against Torture has repeatedly expressed concerns about restrictions on access to abortion and about absolute bans on abortion as violating the prohibition of torture and ill-treatment.49 On numerous occasions United Nations bodies have expressedconcern about the denial of or conditional access to post-abortion care.50 often for the impermissible purposes of punishment or to elicit confession.51 The Human Rights Committee explicitly stated that breaches of article 7 of the International Covenant on Civil and Political Rights include forced abortion, as well as denial of access to safe abortions to women who have become pregnant as a result of rape52 and raised concerns about obstacles to abortion where it is legal.

5. Reproductive rights
90. The Special Rapporteur calls upon all States to ensure that women have access to emergency medical care, including post-abortion care, without fear of criminal penalties or reprisals. States whose domestic law authorizes abortions under various
circumstances should ensure that services are effectively available without adverse consequences to the woman or the health professional.

Aborto, più obbiettori dove la sanità sprofonda

Tratto da un articolo di Ivan Cavicchi del 17-03-14 de Il Manifesto

<> “Non è più tol­le­ra­bile la dop­pia morale di chi obietta nel pub­blico e ese­gue ivg nel privato.
E’ inne­ga­bile che se si ragio­nasse nella logica dei cari­chi di lavoro tra obiet­tori e non obiet­tori vi è ogget­ti­va­mente una dispa­rità pre­sta­zio­nale. Ciò nono­stante non tro­ve­rei giu­sto dif­fe­ren­ziare i trat­ta­menti tra obiet­tori e non obiet­tori discri­mi­nando gli ope­ra­tori per le loro con­vin­zioni per­so­nali. Tro­ve­rei giu­sto però che le loro pre­sta­zioni fos­sero per lo meno equi­li­brate. Come? Appli­cando alla let­tera l’art.9 della legge 194 : «L’obiezione di coscienza eso­nera il per­so­nale(…) a deter­mi­nare l’interruzione della gra­vi­danza, ma non dall’assistenza ante­ce­dente e con­se­guente all’intervento». L’obiettore è tenuto a garan­tire comun­que l’assistenza neces­sa­ria. In ter­mini dipar­ti­men­tali ciò vuol dire qual­cosa che asso­mi­glia ad una com­pen­sa­zione orga­niz­za­tiva, quindi si tratta di impie­gare gli obiet­tori comun­que nei con­sul­tori, negli ambu­la­tori poli­spe­cia­li­stici, nelle scuole, nelle comu­nità par­te­ci­pando a tutte le stra­te­gie dipartimentali.
Infine vor­rei rimar­care con forza, rivol­gen­domi soprat­tutto agli obie­zio­ni­sti che le prime per­sone che vor­reb­bero “obiet­tare” con­tro la neces­sità di abor­tire sono le donne. Non si obietta libe­ra­mente e respon­sa­bil­mente con­tro que­sta neces­sità a volte subita, non voluta, o acci­den­tale, al di fuori di poli­ti­che di infor­ma­zione con­trac­cet­tiva, di edu­ca­zione ses­suale, di coun­se­ling, di cre­scita cul­tu­rale, di edu­ca­zione ses­suale nelle scuole, di lotta alla vio­lenza e alle discri­mi­na­zioni. La grande prio­rità che deve unire obiet­tori e non obiet­tori, resta la pre­ven­zione dell’aborto intesa non come la inten­dono molti obie­zio­ni­sti, che ten­tano di con­vin­cere la donna in cinta a non abor­tire, ma come for­ma­zione alla scelta ses­suale respon­sa­bile, libera e con­sa­pe­vole. Esat­ta­mente come dice la legge.”

http://ilmanifesto.it/aborto-piu-obiettori-dove-la-sanita-sprofonda/

L’EUROPA RICONOSCE CHE L’ITALIA NON GARANTISCE L’APPLICAZIONE DELLA 194

Comunicato Stampa

IL COMITATO EUROPEO DEI DIRITTI SOCIALI DEL CONSIGLIO D’EUROPA RICONOSCE UNA VIOLAZIONE DELL’ITALIA NELL’APPLICAZIONE DELLA 194

Una vittoria proprio in occasione della festa dell’8 marzo: l’obiezione di coscienza non può impedire la corretta applicazione della legge
Milano, 8 marzo 2014 – Oggi, a seguito di un reclamo collettivo dell’associazione non governativa International Planned Parenthood Federation European Network (IPPF E N che dagli anni 50 si batte in 172 paesi per potenziare l’accesso ai programmi di salute delle fasce più vulnerabili) assistita dall’Avv. Prof. Marilisa D’Amico, Ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano, e dall’Avv. Benedetta Liberali, il Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa ha ufficialmente riconosciuto che l’Italia viola i diritti delle donne che – alle condizioni prescritte dalla legge 194/1978 – intendono interrompere la gravidanza, a causa dell’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza. Il ricorso è stato presentato contro l’Italia al fine di accertare lo stato di disapplicazione della legge 194/1978 e il Comitato Europeo ha accolto tutti i profili di violazione prospettati.

La legge 194/1978 prevede che, indipendentemente dalla dichiarazione di obiezione di coscienza dei medici, ogni singolo ospedale debba poter garantire sempre il diritto all’interruzione di gravidanza delle donne. Oggi purtroppo, a causa dell’elevato numero, sempre crescente come dimostrano i dati forniti da IPPF EN nell’ambito del giudizio davanti al Comitato Europeo (documentazione reperibile inwww.coe.int/socialcharter), di medici obiettori, alcune strutture si trovano a non avere all’interno del proprio organico medici che possono garantire l’effettiva e corretta applicazione della legge. Questo riconoscimento di violazione può essere riconosciuto come una vittoria per le donne, e per l’Italia, e mira a garantire la piena applicazione di una legge dello Stato, la 194, che la Corte costituzionale ha definito irrinunciabile.

“La vittoria di oggi è un successo importante perché l’obiezione di coscienza non è un problema solo in Italia ma in molti altri paesi europei. IPPF, che da più di 60 anni lotta nel mondo per garantire a tutte le donne i loro diritti e l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva, vuol fare emergere la mancanza di misure adeguate da parte dello Stato italiano a garantire il diritto fondamentale alla salute e all’autodeterminazione delle donne. Siamo molto felici che il Comitato Europeo abbia stabilito che l’Italia debba risolvere una volta per tutte questo problema” – così dichiara Vicky Claeys, Regional Director di IPPF EN.

L’associazione non governativa IPPF EN è stata assistita e difesa dall’Avv. Prof. Marilisa D’Amico e dall’Avv. Benedetta Liberali.
“Come donna, ancor prima che come avvocato, sono particolarmente felice che oggi sia stato ribadito un diritto fondamentale sancito dalla legge dello Stato italiano” – dichiara l’Avv. Prof. Marilisa D’Amico, Ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano– “oggi è la giornata in cui si celebra la donna e suona quasi beffardo, che a trent’anni dall’approvazione della legge 194 ancora si debba combattere nelle istituzioni competenti per affermare un diritto per noi donne definito costituzionalmente irrinunciabile. Mi auguro che al più presto vengano presi tutti i provvedimenti necessari per applicare la legge in tutte le strutture nazionali”.

La battaglia iniziata quasi due anni fa (il Reclamo collettivo n. 87 del 2012 è stato depositato l’8 agosto 2012) ha visto la partecipazione di diverse associazioni tra cui LAIGA, da sempre impegnata per l’effettiva applicazione della 194 “Siamo felici di questo risultato” – dichiara Silvana Agatone, Presidente della LAIGA – “che è il frutto di anni di lavoro della LAIGA che ha fatto da catalizzatore mettendo in contatto l’organizzazione internazionale non governativa IPPF EN e l’Avv. Prof. Marilisa D’Amico e l’Avv. Benedetta Liberali, avviando il percorso che ha portato alla condanna dell’Italia, fornendo fondamentali dati sulla reale non applicazione della legge n. 194”.

Un secondo reclamo è stato presentato al Comitato Europeo dei Diritti Sociali del Consiglio d’Europa dalla CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro, con Susanna Camusso, assistita e difesa sempre dall’Avv. Prof. Marilisa D’Amico e dall’Avv. Benedetta Liberali. Questo reclamo, analogo al primo, intende far valere non solo i diritti delle donne, ma anche i diritti lavorativi dei medici non obiettori di coscienza. Si attende dunque l’imminente decisione anche su questo reclamo da parte del Comitato Europeo dei Diritti Sociali.

La sintesi del Reclamo e della decisione del Comitato Europeo è consultabile sul sito www.voxdiritti.it

http://www.coe.int/T/DGHL/Monitoring/SocialCharter/

 

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Fellatio, sesso degli angeli e sessualità delle adolescenti

Navigando in Genere

Dopo aver letto l’inchiesta di Beatrice Borromeo sulla sessualità delle adolescenti, il primo ricordo che mi è affiorato per associazione di idee è stato Marco Cubeddu! E  la sua ossessione per gli shorts e le magliette bagnate delle adolescenti.

Non ho compreso peraltro il corredo della vignetta ed è discutibile la foto usata per l’articolo-inchiesta.

La sessualità femminile senza freni e il decadimento dei costumi è un binomio inscindibile, un archetipo talmente potente che risuona ancora oggi nella sensibilità con la quale affrontiamo i temi della sessualità. E’ storia antica.  La causa del male si sa, fu Eva che  attese Adamo, non nei bagni, ma sotto un melo.

 La “passera”  stia ben chiusa nelle mutande, detentrice e depositaria della morale di una intera società, altrimenti Sodoma e Gomorra  crollano sotto l’ira divina,  e Lot si fa di sale. Al “pisello” non si chiede nulla: nemmeno di indossare un profilattico o di…

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