JESI DI NUOVO FUORI LEGGE (194)

BRUTTE NOTIZIE ANCHE D JESI, grazie a VIA LIBERA 194

«All’ospedale di Jesi non si effettuano interventi di interruzione volontaria di gravidanza da gennaio di quest’anno, posso darle l’appuntamento per la certificazione ma per l’intervento dovrà rivolgersi agli ospedali di San Severino o di Ascoli Piceno, vuole i contatti?»

http://vialibera194.wordpress.com/2014/02/17/jesi-di-nuovo-fuori-legge-194/

La Toscana come la Spagna?

Un articolo che deve farci capire che il vento spagnolo potrebbe arrivare da noi molto presto.

“Ecco allora la proposta di legge del Ccd. Innanzitutto l’intenzione sarebbe quella di prevenire e rimuovere «le difficoltà economiche, sociali, psicologiche e familiari che potrebbero indurre la donna all’interruzione di gravidanza». Come? «Con finanziamenti a carico della Regione», risponde Carraresi. Ma non c’è solo la questione economica. Un altro aspetto non secondario, per il Ccd, è «una corretta informazione circa la fisiologia, lo sviluppo, l’identità del nascituro». E poi, un elemento importante è il lavoro di prevenzione che dovrebbe essere svolto dai consultori familiari, oltre 200 in Toscana. «Anche nella nostra regione – osserva Carrresi – hanno in parte fallito il loro compito di prevenzione dell’aborto volontario riducendo la loro azione all’ambito sanitario e alla distribuzione contraccettiva».”

http://www.toscanaoggi.it/Toscana/Aborto-non-c-e-prevenzione

LEGGE 194 E APPLICAZIONE: IN COMMISSIONE AFFARI SOCIALI RELAZIONE E ANALISI

“… l’esame sulla «Relazione sullo stato di attuazione della legge n. 194 del 1978, concernente norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza» contenente i dati preliminari dell’anno 2012 e i dati definitivi dell’anno 2011 (esame Doc. XXXVII, n. 1 – rel. Carnevali).”

All’interno dell’articolo trovate la relazione completa, molto interessante e per nulla confortante, purtroppo.

http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/in-parlamento/2014-02-07/inizia-commissione-camera-esame-154413.php?uuid=AbVyExLJ

L’educazione delle bambine e la cultura dello stupro

Autodeterminazione ed educazione, un connubio impossibile?

Ex UAGDC

Quando parliamo di cultura dello stupro ci riferiamo a tutti quegli atteggiamenti, norme eo pratiche volte a incoraggiare, spesso subdolamente, la violenza nei confronti delle donne.

A volte il tutto può avvenire inconsapevolmente fra le mura domestiche semplicemente andando ad imporre ai propri figli determinati atteggiamenti eo comportamenti che devono avere in quanto maschio eo femmina.

Quante volte se una bambina si rifiuta di dare un bacio sulla guancia a un parente viene incolpata, anche giocosamente, e il suo comportamento viene etichettato come sbagliato?

Quante volte capita che se a rifiutarsi di dare un bacio è un bambino questo viene  giustificato in quanto il suo rifiuto è insito nella sua natura di uomo?

Una nostra lettrice ci chiede cosa pensiamo a tale riguardo:

Buongiorno,

sono la mamma di una bambina di 4 anni e sono anche una donna che da bambina e poi da ragazzina ha subìto delle molestie sessuali…

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Educazione sessuale a scuola, ci sarebbero gli standard europei

Un documento del 2010, prodotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità riguardante gli “Standard per l’educazione sessuale in Europa”. Inizia a far discutere anche in Italia, un Paese conservatore, tradizionalista, avvolto da velo di principi, spesso religiosi, che inibiscono la libertà esistenziale dell’individuo. Un Paese che deve andare oltre quel puritanesimo che nella maggior parte dei casi è solo apparenza e simulazione.

http://www.agoravox.it/L-OMS-e-l-educazione-sessuale-a.html

 

Aborto: in Commissione Affari Sociali arriva relazione ministero

(ANSA) – ROMA, 11 FEB

Somministrazione ospedaliera con tre giorni di ricovero per la Ru486, distribuzione di medici obiettori ed eccessivo utilizzo di anestesia generale per le interruzioni volontarie di gravidanza. Questi i punti da approfondire, emersi dalla relazione sull’applicazione della legge 194, presentata oggi in Commissione Affari Sociali della Camera dalla relatrice Elena Carnevali (Pd). “Speriamo di arrivare ad una risoluzione condivisa che ci permetta, se serve, di chiedere approfondimenti rispetto ad alcune delle anomalie emerse”, dichiara.

Tra queste l’alto numero, 76%, di donne che si autodimettono dopo aver assunto la pillola abortiva, invece di effettuare l’intero ricovero ospedaliero di tre giorni: un numero tale da far sorgere la domanda se tale prescrizione sia realmente necessaria. L’eccessiva concentrazione di obiettori, con punte che superano l’88% in Campania, “che fa sì che in alcune strutture non possa esser tutelato, come prevede la legge sull’aborto, tanto il diritto all’obiezione così come di quello all’interruzione volontaria della gestazione” sottolinea Carnevali. Infine, dalla relazione, che era stata consegnata al Parlamento lo scorso settembre, emerge un ulteriore elemento anomalo: l’anestesia generale è utilizzata in ben otto interruzioni su dieci “senza che ve ne sia reale motivo”, andando contro le linee guida e anche contro i criteri di risparmio economico. “Se è vero che, in alcuni casi, sono le donne a richiederla – commenta l’on. Carnevali – dovremmo assicurarci che chi, invece, non la desidera abbia la possibilità di scegliere la locale”. Affinché per queste ultime non rappresenti un disincentivo alla scelta di interrompere la gravidanza.(ANSA).